Category Archives for Spettacoli

Cortodrome 2010

Il Festival Internazionale di cortometraggi l’8 e 9 luglio a Locorotondo

L’8 e 9 luglio la Masseria Ferragnano (c/o Istituto Agrario) di Locorotondo ospiterà la 7^ edizione del Festival Internazionale del Cortometraggio.
L’evento, dedicato al cinema breve indipendente, è organizzato dal Collettivo Cortodrome composto dall’ Art-Director Alfredo Nardelli, dell’Associazione CortiCorti di Fasano e da Luciano Gentile, Leonardo Palmisano e Giuseppe Rosato dell’Associazione Culturale Il Tre Ruote Ebbro di Locorotondo.
18 i cortometraggi finalisti selezionati tra i circa 150 lavori pervenuti da 30 diverse nazioni, di cui 10 saranno proiettati durante la prima serata e 8 durante la seconda.
Il vincitore del Festival sarà decretato direttamente dal pubblico, attraverso votazione su schede tecniche messe a disposizione ad inizio serata. Alla pellicola che più avrà destato l’interesse della giuria tecnica, composta da Michele Suma, direttore artistico di “Sguardi di Cinema Italiano”, Cesare Fragnelli, regista, Beatrice Corti, montatrice, Francesco Losavio, ideatore di “sceneggiatori.com” e Luciano Gentile, del Collettivo Cortodrome, verrà assegnato il Premio della Critica. In programma anche un premio speciale decretato dall’Associazione Il Tre Ruote Ebbro.
Tutti i premi sono realizzati dagli artisti Franca Incasa e Francesco Conte.
Ospiti delle due serate saranno anche il regista pugliese Ermes Di Salvia e l’attore Pinuccio Sinisi.

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Carlo Pedersoli (ora noto col nome d’arte Bud Spencer), primatista italiano dei 50 metri a farfalla, 8 febbraio 1950

Bud Spencer

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Kristine in salsa bianca

Kristine era di Ostersund nel nord della Svezia.

Ho visto le sue foto e conosciuto la sua storia attraverso i racconti del suo ex marito.

Alta e affusolata la sua figura era ancora più slanciata dai capelli biondi, che le davano

un’aria da spettro a cui contribuivano anche i profondi occhi azzurri,
un azzurro preso dai cristallini laghi del nord della Svezia. Insomma
non ve la porto alla lunga Kristin era lo stereotipo di donna svedese
che ogni uomo ha impresso in mente.

La sua carnagione ricordava le nevi del nord, nevi bianche e
lattiginose che coprono quelle terre per 8 mesi all’anno, ed il colore
diafano della sua pelle porta la traccia dei lunghi mesi invernali,
inverni dove un pallido sole si affaccia per appena quattro ore al
giorno, non per scaldare ma solo per ricordare agli abitanti che esiste
ancora e che a primavera tornerà prepotente a far risvegliare la natura.

Dicono che la natura ha dotato gli scandinavi di un sottile strato di
grasso sotto la pelle per combattere meglio il freddo che devono
sopportare, io personalmente non ci credevo ed in ogni caso visti i
loro stupendi corpi, questo grasso devo dire che era meravigliosamente
distribuito in maniera proporzionale così da non guastare minimamente
la loro corporatura.

E comunque anche anche se non sono verità scientifiche, ho voluto dargli credito.

Uno Chef ascolta prima i consigli che vengono dalle cucine del popolo e poi le erudite disquisizioni dei cuochi d’alta classe.

Ho preferito il latte perchè volevo mantenere il candore della sua
carne, e quindi creare un piatto completamente bianco, la guarnizione
di un delicato yogurt, appena insaporito di delicatissime erbette
svedesi sminuzzate così finemente da ricordare sottili fili d’erba
intrappolati nella neve e dove l’unica traccia di colore era una
pallida albicocca sciroppata che ricordava il sole di mezzanotte a Capo
Nord.

L’occhio è mortificato nella cucina moderna, orrendi piatti
incorniciano masse senza forma il cui unico scopo è fornire calorie ai
nostri corpi, per non parlare dei cibi surgelati che passano dal
congelatore al forno a micro onde al notro palato senza neanche più
passare in un piatto ma rimanendo in sterili vaschette di plastica.

Avete notato che i piatti moderni mortificano l’olfatto, quasi tutto
ciò che è preparato, congelato inscatolato ha perso aroma, odore,
profumo. E’ questo il motivo per cui oggi

moltissimi si accostano al cibo solo con la lingua, molti di meno usano
l’olfatto quando si avvicinano al proprio piatto, ed anzi il galateo
comune considera sconveniente approssimarsi col naso per odorare il
piatto che abbiamo di fronte.

Ma io sono uno Chef fortunato, i miei pochissimi clienti sanno che ciò
che gusteranno và assaporato con tutti i sensi. Così ho pensato di
usare delle gocce di resina di pino di svezia lasciate cadere sul bordo
del piatto per accarezzare il naso e fargli avere un sentore dei boschi
del nord dove Kristine era cresciuta ed aveva corso e giocato a
nascondino da bambina.

(Memorie di uno Chef per cannibali)

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Volti da Tammurriata

visi di persone dan…
By di Alfredo Nardelli

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Venerdì 28 - Shake! Shake! Boogaloo!

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Shake! Shake! Boogaloo! è una notte dedicata alle
sonorità sixties, con una selezione di brani soul, beat, boogaloo,
funk, sia dai vecchi grandi classici, capaci ancora oggi di
appassionare un pubblico vasto ed eterogeneo, che dalle nuove leve
che suonano ispirandosi ai loro padri.

Shake! Shake! Boogaloo! è un
cocktail musicale che essenzialmente fonde i vari stili della musica anni
sessanta
con elementi moderni, producendo un risultato decisamente
energetico, allegro, senza tempo.

Il 37 music art cafè si trova
a martina franca,
nel centro storico, in via vitt.
emanuele
nei pressi della chiesa di san martino.

Dalle 22 siamo lì

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CEGLIE, il teatro abitato

Stagione di teatro, musica e danza 2008-2009
Teatro Comunale di Ceglie Messapica

Largo San Rocco


Armamaxa, La Luna nel Pozzo, Teatro dell’Est

Abbonamenti a 7 spettacoli

Platea intero 70,00 euro

Galleria intero 60,00 euro

Galleria ridotto 50,00 euro

Biglietti

Platea 14,00 euro

Galleria 12,00 euro

Galleria ridotto 10,00 euro

Info botteghino

0831.377863

339.8432981

349.5474715

ceglieteatroabitato@libero.it   


19 Dicembre 2008

Ambrogio Sparagna, Peppe Servillo

FERMARONO I CIELI

Le Canzoncine spirituali di Sant’Alfonso 

Intorno alla metà del Settecento Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dell’ordine dei Padri Redentoristi, cominciò ad accompagnare il suo lavoro pastorale fra i poveri del Regno di Napoli con la pratica di alcune  canzoncine spirituali composte sia in dialetto che in italiano. Si trattava di canti dall’impianto semplice, che traevano spunto melodico da temi popolari, con cui il missionario insegnava ai “lazzaroni” i fondamenti del cattolicesimo, facendoli protagonisti dei rituali liturgici mediante la creazione di appositi gruppi di preghiera (cappelle serotine).

Molte canzoncine erano legate al ciclo delle festività natalizie e fra queste le famosissime Tu scendi dalle stelle, Quante nascette ninno, Fermarono i cieli, altre alla devozione mariana.

In breve questo repertorio si diffuse in tutto il territorio del Regno diventando protagonista dei tanti rituali del ciclo liturgico in particolare quello natalizio e mariano.

Il successo di queste canzoncine spirituali favorì lo sviluppo in ambito popolare di un larghissimo repertorio di canti popolari religiosi che sono ancora largamente in uso in tutto il territorio nazionale.

Lo spettacolo Fermarono i cieli propone alcuni di questi canti religiosi popolari  ed altri appositamente composti da Ambrogio Sparagna affidandoli all’interpretazione originalissima di Peppe Servillo, di un quintetto vocale e di un trio di strumenti popolari fra cui una zampogna gigante, un modello di straordinarie proporzioni ( è alta quasi due metri) diffusasi nel regno di Napoli a partire dalla fine del settecento proprio allo scopo di accompagnare il repertorio tipico delle canzoncine spirituali.    
 


24 gennaio 2009

Cantieri Teatrali Koreja 
PALADINI DI FRANCIA

… Spada avete voi, Spada avete io!  

Giochi di bambini. Giochi di guerra.

Marionette. Pupi. Roba vecchia e bellissima. Da spaccare in due a colpi di spada.

Sotto: corpi, metallo, amore e guerra. Sopra: fili, voci tonanti e un destino tragico.

Carlo Magno e i suoi paladini. Da ragazzo li odiavo quei personaggi, prototipi di conquistatori. Invece amavo con tenerezza e batticuore le loro raffigurazioni morte, quelle marionette fatte a pezzi, legate a un cielo di carta strappato.

Vent’anni dopo, quando vedo uomini e/o marionette morire sui campi di battaglia, ho capito che tutti meritano compassione e i loro corpi vanno rispettati.

La storia comica e tragica dei paladini di Carlo Magno – dall’arrivo a corte della bella Angelica al massacro di Roncisvalle – racconta la bellezza e la crudeltà della vita. E se da più di cinquecento anni grandi poeti e oscuri teatranti continuano a provare un piacere immenso a raccontarla, un motivo ci deve essere. Mi pare di essere nel teatrino delle marionette dove Pasolini fa raccontare a Totò, Ninetto Davoli, Franco e Ciccio, la triste storia di Otello, Iago e Desdemona. Con quelle stesse marionette vorrei raccontare di Rinaldo, Astolfo, Angelica, Bradamante, Fiordiligi, Orlando e, da ultimo, il massacro di Roncisvalle, quella discarica assurda e insanguinata dove tutti quei corpi morirono e furono abbandonati, occhi al cielo, a domandarsi che cosa sono le nuvole.  

Francesco Piccolini   
 


6 febbraio 2009

Produzione Procope Studio

Tullio Solenghi

L’ULTIMA RADIO   

La parola radio per quelli della mia generazione ha un potere evocativo particolare, in quei lontani anni ‘50 infatti il totem attorno al quale la sera si riunivano le famiglie era costituito da quello strano aggeggio, l’imponente mobile-radio, infarcito di valvole con due manopole madreperla sul frontale, che avevano il magico potere di proiettarti in uno sconfinato mondo di voci e di suoni. Ricordo di allora l’inconfondibile piglio toscano di Silvio Gigli, o la calata spoletina di Alberto Talegalli.

Sempre alla radio devo poi il mio debutto in arte, ad appena 17 anni, come “annunciatore sostituto” al gazzettino della Liguria, sede R.A.I. di Genova.

E ancora la radio è stata alla base della mia avventura lavorativa forse più esaltante, quando col “trio” varammo nel 1982 “Helzapoppin Radio Due”, preziosa palestra di tutte le nostre future creazioni e trasmissione che si rivelò poi programma-cult.

L’approccio col testo di Sabina Negri è stato perciò un qualcosa di più che il rapporto con un mezzo espressivo che ha fatto da sottofondo alla mia carriera artistica, ma, come accade per il protagonista di “L’ultima radio”, pur se in maniera differente, ha caratterizzato anche i momenti più significativi della mia esistenza.

Il conduttore-factotum ripercorre l’avventura di questa sua emittente, ed essa coincide con un ben più profondo bilancio della sua vita, che passa attraverso quei miei stessi anni, anni densi di speranze deluse, di scelte essenziali, di esperienze che hanno lasciato un solco incancellabile nelle rughe del tempo.

Ci ho messo dentro molto di me, virando un po’ più verso l’ironia, che è alla base della mia ricetta di sopravvivenza.

Anche la scelta del tappeto musicale sul quale si muove il tutto ha avuto una forte valenza evocativa, e qui ho trovato la preziosa collaborazione di Marcello, dal quale mi separano almeno due generazioni, ma con cui ho verificato “sul campo” una totale sintonia espressiva che non conosce datazioni o classificazioni.

Devo confessare che generalmente non sono attratto dal “monologo”, ma qui a convincermi è stato il contesto del tutto diverso: il “solista” in questione è solo il tramite di una infinita catena di contatti, rapporti, evocazioni; egli rappresenta la preziosa sinapsi tra gli infiniti microcosmi di umanità che affollano l’esistenza di ognuno di noi.   

Tullio Solenghi   
 


24 febbraio 2009

Indie Occidentali

Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey

COL PIEDE GIUSTO  

Una notte di pioggia, un temporale.

Una strada provinciale, buia, poco battuta.

Un uomo al volante della sua auto.

Un altro uomo a piedi che attraversa la strada.

Un incidente.

Il guidatore dell’auto è terrorizzato e fugge.

Un gesto incivile sempre più frequente nel nostro paese fino a diventare negli ultimi anni l’emblema stesso della disumanizzazione dei tempi che stiamo vivendo.  

Ma cosa c’è dietro la fuga dalle proprie responsabilità?

Non sempre si tratta di emarginati, ubriachi, extracomunitari o delinquenti abituati a scappare a causa di una vita vissuta al limite dell’illegalità.  

Cosa succede quando a fuggire è una persona per bene?

Un esponente dell’elite sociale ed economica del paese?

Un uomo che ha tutto dalla vita? Una moglie, dei figli, una posizione elevata, un ruolo politico?   

Da un incipit tragico prende il via una commedia borghese che unisce i toni comici alla riflessione intorno ad una classe dirigente che non si ferma di fronte a nulla pur di salvaguardare se stessa.

Tutto è calpestabile e allo stesso tempo negoziabile.

Ciò che è imperdonabile si trasforma in un mezzo per raggiungere i propri vantaggi.

I sentimenti stessi sono elementi di trattativa.

Diventano meri strumenti anche l’amore, l’amicizia, la famiglia, l’onestà, il rimorso.

Persino una disgrazia può essere il trampolino per raggiungere un guadagno, per iniziare un’arrampicata sociale, per fare il proprio ingresso in società, per garantirsi un futuro.  

In una serie di capovolgimenti di fronti, di imbrogli e di finzioni i protagonisti della storia mettono in scena una versione della propria anima e anche il suo contrario.

Essi saranno mossi in modo alterno dalla sincerità dei propri sentimenti e dalla volontà di usarli allo scopo di ottenere vantaggi.

Allestiranno un gioco di strategie e alleanze che metterà in evidenza il fatto che, alla fine, a vincere, in questo sistema sociale, è sempre chi appartiene al gruppo più forte e strutturato, chi hai gli appoggi migliori e chi ha i mezzi per resistere agli urti della vita. 

“COL PIEDE GIUSTO” fa del cinismo il suo campo d’indagine principale con i toni della commedia all’italiana più graffiante, quella che è sempre riuscita a cogliere i vizi e i difetti del nostro paese sottolineandoli con una risata.   


 05 marzo 2009

Compagnia Virgilio Sieni / Comune di Siena - Assessorato alla Cultura / Comune di Firenze - Assessorato alla Cultura

SONATE BACH

di fronte al dolore degli altri   

Sono 11 coreografie che deflagrano nel gesto del dolore e della pittura, e ci rammentano altrettanti avvenimenti tragici accaduti nei conflitti recenti: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul.

11 date emblematiche raccolte intorno agli 11 brani che compongono le 3 Sonate di J.S.Bach. Fotografie di corpi che si diluiscono attraversando la dinamica e la figura, cercando un approccio irrisolvibile all’orrore.

La danza qui afferma lo sforzo di evocare da queste macerie di esistenza una bellezza impossibile e paradossale, da cesellare con lo strumento etico e politico per eccellenza: il gesto.

L’attenzione torna quindi alla questione del corpo, al suo significato, alla sua complessità e attualità.

La sola risposta che si offre è ancora quella rivolta allo sguardo del pittore del ‘300: la sublimazione della tragedia nella trasfigurazione artistica senza commento, che  coinvolge insieme l’umano e il sacro, il singolare e l’universale. Le 11 danze che si succedono hanno l’aspetto di ballate; allo stesso tempo sono una continua dedica in memoria, riferita agli eventi che segnano iconograficamente il tessuto coreografico.   


29 marzo 2009

Teatro Bellini Teatro Stabile di Napoli – Politeama Mancini 

Leopoldo Mastelloni, Katia Terlizzi

DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE   

Pur se riportato dall’epoca dei telefoni bianchi a quella dei nostri cellulari, resta ancora vivo quell’umorismo raffinato, quel linguaggio dinamico ed effervescente, quella sensualità discreta e garbata che furono gli ingredienti base di una commedia che riscuote successi fin dal suo felice esordio nel 1936. La trama si sviluppa alla maniera della più classica commedia degli equivoci: da un lato un marito che, per sbaglio, invia alla propria moglie un mazzo di rose destinate alla sua amante; dall’altro la moglie che, lusingata dall’ammirazione di questo sconosciuto, nasconde fiori e relativo bigliettino amoroso al marito! In più ci si mette anche l’amico fedele della coppia che, approfittando della situazione, confessa alla donna di essere lui il misterioso spasimante… Ed ecco che il matrimonio inizia inevitabilmente a scricchiolare, la gelosia divampa e uno smanioso desiderio di evasione soffoca la tranquilla realtà quotidiana dei nostri personaggi.

Un testo brillante e divertente ma che dietro la sua leggerezza nasconde quell’infelicità e quell’insoddisfazione che spesso accompagnano l’essere umano costringendolo a una vita claustrofobica e stagnante, in attesa che, prima o poi, arrivi “qualcosa” di nuovo a riaccendere una scintilla di vita, magari… due dozzine di rose scarlatte!     
 


30 aprile 2009

Armamaxa

BRACCIANTI

La memoria che resta   

Braccianti viaggia nel passato, nella fatica di quando si lavorava “da sole a sole”… fino a squarci odierni, a quei nuovi braccianti “a colori”, venuti dalla miseria di altre parti del mondo.  

Nello spazio vuoto del palcoscenico poche sedie e, sul fondo, un grande velo bianco dove sono proiettate immagini che prendono vita dai gesti degli interpreti: volti, mani, stalle, strade, campi, vigne, povere stanze dove il ritratto di Giuseppe Di Vittorio, l’uomo che fece della lotta contadina il proprio credo, affianca una grande icona di Cristo. E la terra, quella terra che inghiotte e prosciuga le forze, torna nelle voci, nei racconti, nelle parole dei testimoni di allora.  

Un paesaggio umano dal quale emergono gli attori, che da narratori si trasformano in dettagli, in elementi che evocano l’emozione di un mondo, ad aprire la porta della riflessione su quello che siamo, sul passato che ci portiamo denso o negato dentro.  

“…Era la stagione delle lotte contadine, dell’occupazione delle terre, della Riforma Agraria. L’entusiasmo e il dolore dello scontro. E subito dopo il sapore amaro di una sconfitta inattesa, perché la riforma era stentata, parziale, stravolta. E la terra ottenuta, tre ettari di pietraie quasi sempre, non bastava; e bisognava partire, andare via. I cortei di contadini a cavallo, fanfare in testa e bandiere in mano, lasciavano un po’ alla volta il posto alle lunghe file di emigranti nelle stazioni. I treni per le fabbriche: Torino, Milano, la Svizzera, la Germania… il paradiso”.  

Il teatro, così effimero, si fa carico, di costruire memoria: lo sfruttamento passato che, in altre forme, si ripropone oggi; echi della storia tra paure e ribellioni, durezze, sogni e solidarietà.

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Brigantesse - Donne Guerrigliere

Un appuntamento straordinario per domenica prossima.
Avremo il piacere di ospitare in enoteca Valentino Romano, meridionalista, conterraneo, autore di “brigantesse” approfondita ricerca sul ruolo delle donne nella società del tempo e nelle bande dei “fuorbanditi”…
Insomma, da non perdere.
L’appuntamento è per le 20,00 puntuali se possibile.

Enoteca DiVino - Centro Storico di Ostuni

A presto

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Brigantesse

Seconda serata dedicata alle donne.
Straordinario il ruolo svolto dalle fanciulle divise fra amore e convenzioni sociali, libertà e patriarcato, passioni e pericoli, maternità e….
Ne parleremo domani giovedì al caldo di qualche bicchiere di vino e un piatto di pasta e ceci “rossa”.
Qualche castagna del Vulture chiuderà la serata.
20 Novembre 2008, ore 22.00
Angelo

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L’intervista che Repubblica non ha pubblicato - Daniele Luttazzi

Parte Decameron a teatro, i quotidiani mi telefonano per le interviste di rito. Con Repubblica ne concordo una in anteprima ( doveva uscire lunedì scorso ). Memore del trattamento ricevuto dal gruppo Repubblica/Espresso sia quando La7 mi chiuse il programma, che in precedenti occasioni ( calci negli stinchi firmati da Michele Serra, Edmondo Berselli, Gianni Mura, Adriano Sofri, Sebastiano Messina, Curzio Maltese e Antonello Caporale ); e dato che il loro metodo consiste nel farti parlare per un’ora, poi loro riassumono quello che gli pare ( omisero la mia risposta critica alla loro domanda sul PD, quando gli stavano tirando la volata ); chiedo di poter rivedere il mio virgolettato prima della stampa. Ok. Martedì il giornalista mi fa sapere che al giornale non sono contenti perchè la mia intervista sembra un mio manifesto. ( Se fai le domande a me, cosa devo rispondere, quello che vuoi tu? ) E mi chiede di rispondere ad altre domande. Prego?

Questa è l’intervista che non hanno voluto pubblicare:

decameron

ll monologo s’intitola così perché è il proseguimento ideale del programma omonimo, censurato da La7 un anno fa dopo appena 5 puntate, nonostante gli ascolti formidabili. Sono due ore di satira incandescente contro la politica reazionaria del governo Berlusconi, contro l’oscurantismo del Vaticano e contro l’opposizione molle del PD.

tema/i

Con Decameron alludo alla peste attuale: il pensiero unico reazionario e guerrafondaio, che vuole governare il mondo col precariato di massa e le speculazioni finanziarie. Ne parlavo in tv un anno fa. Il disastro oggi è evidente.

rapporto con la tv

La censura è odiosa e mi fa incazzare parecchio: al pensiero unico non piace la satira, e allora la fanno fuori. Decidono loro per tutti noi. Non è giusto, e infatti la Costituzione tutela la satira. La satira è arte, intrattenimento e critica. Con la censura alla satira imbavagliano le opinioni non omologate. In questo modo, la tv diventa l’anestetico perfetto.

episodio interruzione Decameron su La7

La decisione mi ha colto di sorpresa. Prima si vantano di darmi carta bianca, e poi di colpo chiudono il programma con un sms a mezzanotte di un venerdì, dopo che avevo registrato il monologo sull’enciclica papale. La scusa ufficiale è stata che nella puntata precedente avevo insultato Ferrara. Insulto? Era una battuta satirica: lo stesso Ferrara lo ha ammesso. Il giorno dopo chiedo a Dall’Orto di ripensarci: niente, irremovibile. Miliardi di produzione tv gettati nel cesso per una battuta? Vorrei una spiegazione più sensata. Per Dario Fo, il motivo vero era il monologo sul papa.

eventuale diverso realismo, oggi

Non ho nulla di cui scusarmi. Deve vergognarsi chi censura. Io propongo ciò che fa ridere me, questo è l’unico criterio. Non faccio satira per andare in televisione: vado in tv per fare satira. Per essere riammesso in tv dovrei fare altro? E’ un ricatto inaccettabile.

di cosa si parlerà nello spettacolo Decameron odierno

Svelo il segreto che permette a Berlusconi di godere di un consenso personale massimo, con un governo così pessimo. E’ un paradosso solo apparente, c’è un trucco narrativo all’origine di questo successo, che Berlusconi conosce e applica continuamente. Con una miriade di esempi tratti dalle vicende politiche mostro come funziona questo trucco e perchè Veltroni, invece, non morde. Analizzo poi in dettaglio l’operato di tutti i ministri e di tutti i lacchè berlusconiani che operano nei media.

altri contenuti dello spettacolo

Nel capitolo sulla religione aggiorno con gli ultimi fatti il monologo censurato da La7 sulla “Spe Salvi” di papa Ratzinger. E’ satira sulla religione vista sia come collante ideologico del pensiero reazionario sia come favola per i gonzi. Né tralascio lo scandalo dei privilegi assurdi di cui gode il Vaticano: esenzione ICI e 8 per mille. C’è da divertirsi.

congeniali riferimenti ai temi del sesso e della morte

Sesso e morte si intrecciano a politica e religione in modo complesso: si va dal controllo del comportamento alla giustificazione di colpe orrende come la guerra criminale in Iraq e in Afganistan, in cui siamo impegnati contro l’art.11 della Costituzione. Abu Grahib è politica, sesso, religione e morte insieme.

comicità sadica, disumana

La satira non è roba per signorine. Per sua natura, procura il secondo sorriso: quello che appare quando una gola viene tagliata. Origina dalla rabbia: ride addossando responsabilità, fa nomi e cognomi. Io ho un gusto tutto mio per il grottesco, che riesce a esprimere meglio l’ambiguità del potere e la sua natura mortifera. Ma con Decameron il pubblico attraversa tutto lo spettro comico possibile, dalla satira all’umorismo surreale. Una battuta come “Dentro siamo tutti rosa” è un puro tuffo nell’inconscio. Qualcosa di inspiegabile, che tale deve restare: è il mistero dell’arte.

la musica

Con la satira esprimo la mia rabbia. Con la musica, le emozioni di altro segno: l’amore, la commozione. C’è una intimità che esprime la dolcezza d’uno sguardo sul mondo. La satira come tecnica è chiaramente agli antipodi, è impietosa. Sto ben attento a non confondere i territori dell’immaginario. Certe cose puoi dirle solo con la musica. Se le dici in un altro modo, stoni.

i giovani di adesso, di questi giorni

Le proteste degli studenti contro la Gelmini sono sacrosante. Dieci anni fa, attraverso un mio personaggio, il professor Fontecedro, mi scagliavo contro la degenerazione colpevole in cui era lasciata morire la scuola italiana, e invitavo gli studenti a ribellarsi. La scuola autoritaria prepara a una società autoritaria. E’ il pensiero unico reazionario che collega tutti gli atti di questo governo: dalla scuola alla repressione delle manifestazioni popolari a Chiaiano, a Vicenza o in Val di Susa, agli attacchi continui alle libertà di espressione, di pensiero e di riunione garantite dalla Costituzione. Siamo a una pagina drammatica di involuzione della nostra democrazia. Berlusconi dice adesso che farà di tutto perché la tv, pubblica e privata, sia meno ansiogena. Semplicemente perché quando la tv racconta la realtà, il suo governo cala nei sondaggi. Si vede che la realtà è comunista

la sua esperienza americana

Basta andare all’estero, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in qualunque paese civile, per vedere come gli artisti siano liberi di proporre le proprie cose, le proprie idee, la propria visione del mondo. La politica si guarda bene dal farli fuori per motivi ideologici. Il maccartismo negli USA è finito nel 1950. Da noi, l’ukase bulgaro su di me è ancora attivo: riguardava la Rai e, da allora, la Rai non mi ha più proposto un programma tv. Tutto sotto controllo.

un argomento solo, o una sola persona, da salvare nella maggioranza

Non salvo nulla e nessuno. Nè Tremonti per la sua finanziaria, nè Scaiola per il nucleare, né la Prestigiacomo per l’ambiente né la Gelmini per la scuola, nè Brunetta per i dipendenti pubblici e i precari, nè Alfano per il suo lodo salvapremier, né Confindustria per gli operai: è un blocco unico. Dovrei stimare qualcuno di questi? Non sono Enrico Letta.

post scriptum

spiegazione del giornalista di Repubblica ( 10 nov ): lunedì scorso il pezzo era già in pagina, ma è stato sostituito all’ultimo momento ( why? ). Due giorni dopo esce la mia intervista sull’Unità, a quel punto il giornalista voleva farmi altre domande. E così la mia intervista ( peraltro già corposa ) non è uscita. Uh, ma che peccato.

La mail che conteneva le sue domande aggiunte cominciava così:

daniele, mi chiedono qualche tua argomentazione altra, trovando loro che il pezzo, così com’è, è troppo inerte, è solo una specie di tuo manifesto.

Da un giornale che pubblica di solito lenzuolate di interviste promozionali ai vari Albanese, Dandini, Fazio, Cortellesi, Crozza, Bisio, Littizzetto, Aldo Giovanni & Giacomo eccetera eccetera, tanta attenzione nei miei riguardi è davvero commovente.

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Tour DECAMERON - il monologo -

BENEVENTO: 2 marzo

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II Festival di Cortometraggi sulla Pace

II edizione del Festival di Cortometraggi sulla pace presso il Moirè (club-disco in via Trento 13 a Putignano). Promosso dall’associazione ArteMista all’interno dell’iniziativa “Cantieri di Pace” del Comune di Putignano.
Sei opere finaliste, lavori di registi italiani ed internazionali.
A seguire, negli stessi spazi, grande festa “La notte del Macello”, per festeggiare la riqualificazione di un ex-mattatoio comunale trasformato in spazio di aggregazione giovanile.

Moirè (club-disco in via Trento 13 a Putignano).
Info. 334 6005923
http://facciamoilmacello.blogspot.com/

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Capo Nord

A Capo Nord ci sono stato!

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CortiCorti - New Event


Parte la raccolta invernale per una tappa di proiezioni
al Cinema Sociale

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Puglia Night Parade

Puglia Night Parade

La Puglia diventa il più grande palcoscenico a cielo aperto del mondo. Dal 5 al 7 dicembre, infatti, “Puglia Night Parade” metterà in scena più di 80 spettacoli, il meglio degli artisti di strada, danza, teatro, musica e concerti, in un sapiente mix fra turismo, cultura e intrattenimento. Dai colossi del nuovo circo visuale Cirque du Soleil e Les Farfadais, al teatro di strada dei Transe Express, alle compagnie teatrali Els Comediants e La Fura dels Baus, le eccellenze sulla scena artistica mondiale, trasformeranno la Puglia in una vetrina internazionale. La rassegna è promossa dall’Assessorato al Turismo della Regione Puglia con l’organizzazione del Teatro Pubblico Pugliese.
Tutti i capoluoghi di provincia, Bari, Foggia, Brindisi, Lecce, Taranto, insieme a Barletta e ai due siti tutelati dall’Unesco, Castel del Monte ed Alberobello, ospiteranno una folta serie di spettacoli di altissimo livello artistico e culturale. Oltre alle spettacolari parate che travolgeranno la scena urbana, strade, piazze, chiese, castelli e palazzi storici saranno occupati da eventi, mostre, spettacoli teatrali e musicali. In calendario concerti di Battiato, Venditti, Baglioni, Roy Paci e performance di poeti, scrittori e testimonial della pugliesità nel mondo.
I dettagli del programma verranno illustrati nei prossimi giorni in una conferenza stampa che si terrà a Roma e Bari.

PROGRAMMA PER CITTÀ

Puglia Night Parade

Alberobello

Novità in arrivo…

 
Puglia Night Parade

Bari

Il 7 dicembre la città sarà animata da una serie di eventi, punta di diamante la spettacolare parata della compagnia catalana Els Comediants
Vai a scheda dettaglio

 
Puglia Night Parade

Barletta

Novità in arrivo…

 
Puglia Night Parade

Brindisi

Il 6 dicembre la scena urbana sarà travolta dalla furia acrobatica e pirotecnica della compagnia francese di teatro di strada Transe Express
Vai a scheda dettaglio

 
Puglia Night Parade

Castel del Monte

Novità in arrivo…

 
Puglia Night Parade

Foggia

L’appuntamento nel capoluogo dauno è per venerdì 5 dicembre quando il fantasmagorico spettacolo della compagnia di circo visuale Les Farfadais
Vai a scheda dettaglio

 
Puglia Night Parade

Lecce

Si svolgerà il 5 dicembre la lunga notte della capitale salentina del barocco. Imperdibile l’appuntamento con il Cirque du Soleil
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Puglia Night Parade

Taranto

Il 7 dicembre nel capoluogo ionico saranno di scena le creazioni spettacolari della famosa compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus
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