Category Archives for Ambiente

Il decalogo per la riduzione dei rifiuti

Alcuni consigli per ridurre i tuoi rifiuti
• compra oggetti resistenti, non usa e getta;
• scegli prodotti con meno imballaggi;
• acquista prodotti ricaricabili, come batterie, detersivi ecc. e usa i distributori alla spina (per prodotti per la casa e alimentari) che si trovano in piccoli e grandi negozi della tua zona;
• usa borse riutilizzabili, ceste, scatoloni o cassette per fare la spesa, evitando gli shopper in plastica;
• riutilizza fogli già scritti su di un lato per ulteriori appunti e, in ufficio e a casa, non stampare un documento se non è strettamente necessario;
• bevi l’acqua del rubinetto;
• usa i pannolini lavabili per bambini;
• ricarica le cartucce esaurite di stampanti e fotocopiatrici;
• acquista elettrodomestici con parti sostituibili;
• riutilizza gli scarti organici come concime per il giardino, facendo il compostaggio;
• passa gli abiti che non metti più in famiglia e tra gli amici, oppure portali presso le associazioni che li raccolgono;
• compra mobilio o vestiario nei negozi o mercati dell’usato;
• non usare fazzoletti in carta, tovaglioli in carta ecc.
Ricorda che un acquisto, per essere davvero sostenibile, deve: essere necessario, durevole, fatto con materiale riciclato, avere poco imballaggio, favorire il risparmio energetico, essere biologico, “equo e solidale”, prodotto localmente, senza sfruttamento dei lavoratori.
Compostaggio domestico, cos’è?
Fare il compostaggio domestico significa smaltire in proprio la frazione organica dei rifiuti attraverso un processo naturale che consente di ricavare un buon ammendante per terreni e vasi. Tutti coloro che hanno un giardino, un orto o comunque un pezzo di terra più o meno ampio hanno la possibilità di attuare questa pratica.
Ecco cosa possiamo compostare:
• avanzi di cucina: residui di frutta e verdura, bucce, fondi di caffè ecc.;
• scarti di giardino e orto: sfalci di prati, foglie secche, fiori appassiti, gambi, avanzi dell’orto;
• altri materiali biodegradabili: segatura e trucioli da legno non trattato.
Bevi l’acqua del rubinetto
L’Italia è tra i maggiori consumatori di acqua minerale in bottiglia al mondo, 8 volte la media mondiale (dato 2007).
Questo significa:
• oltre 1 milione di tonnellate di anidride carbonica (CO2) emesso ogni anno nell’aria che respiriamo per la produzione e il trasporto di bottiglie di plastica;
• la produzione di circa 6 miliardi di bottiglie di plastica ogni anno (dato 2006) che costano all’ambiente e alle nostre tasche!
Consigli per una spesa sostenibile
Scegli di acquistare:
• la frutta e la verdura a peso evitando così le numerose confezioni in polistirolo e cellophane;
• i salumi e i formaggi al banco così da non comprare insieme anche le vaschette in plastica;
• la carne e il pesce al banco, riducendo così gli imballaggi attorno ai prodotti;
• pasta e riso in confezioni di cartone;
• le uova in confezioni di cartone;
• le confezioni “formato famiglia”, evita le confezioni monodose.
Borse di plastica addio!
Nel mondo si consumano dai 500 ai 1000 miliardi di sacchetti di plastica ogni anno; in Europa 100 miliardi, in Italia circa 15 miliardi.
La media del consumo di sacchetti di plastica pro capite si aggira, nei paesi industrializzati, tra i 200 e i 500 pezzi all’anno. Sostituendo i normali sacchetti di plastica con altri sacchetti riutilizzabili si eviterebbe di disperdere nell’ambiente 1 milione di tonnellate di plastica all’anno, si risparmierebbero 700 mila tonnellate di petrolio e si ridurrebbero le emissioni di CO2 di 1,4 milioni di tonnellate.

POTENZA, POZZO IN VALD’AGRI

POTENZA, POZZO IN VALD’AGRI

Lunedì 30 Novembre 2009 12:18
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Stiamo superando i limiti del buon senso – così interviene il Presidente del Gruppo Forza Italia verso il Pdl in Consiglio Regionale, Nicola Pagliuca, in merito all’apertura di un nuovo pozzo per l’estrazione petrolifera in Val d’Agri.Esprimo la mia più totale contrarietà ed il mio disappunto – continua il Consigliere - per l’autorizzazione, data dalla Giunta Regionale di Basilicata, ai lavori per l’attivazione di un pozzo di petrolio da porsi a distanza di addirittura 500 metri dall’Ospedale di Villa d’Agri, centro di cura della salute e del benessere dei cittadini, a poca distanza dal confine del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano ed a poca distanza dal centro abitato.

Non essendo transitata la questione in aula consiliare – sostiene Pagliuca - non posso che utilizzare i mezzi di stampa per affermare con forza l’inopportunità di dare esecuzione a tale progetto, questo a prescindere dalle inevitabili e svantaggiose implicazioni ambientali e salutistiche che ne deriverebbero per i cittadini.

Ritengo – conclude il Consigliere Pagliuca – che tale iniziativa sia assolutamente da bloccare.

Veleni di Stato


Veleni di Stato

Veleni di Stato AUTORE:

Gianluca Di Feo

EDITORE: RIZZOLI
COLLANA: BUR FUTUROPASSATO
PAGINE: 256
PREZZO: 10,50 Euro
ANNO DI PRIMA EDIZIONE: 2009
ISBN: 17037150
IL LIBRO

Che fine hanno fatto le armi

chimiche e batteriologiche

sperimentate nei laboratori del

Duce? Tutta la verità sul nostro

pericoloso e potente arsenale

segreto. Una macchina di morte

che continua silenziosa a

inquinare la vita degli italiani.

”Io non so con quali armi sarà combattuta la Terza guerra mondiale, ma so che la Quarta guerra mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni.”

Albert Einstein

Nel 1941 l’Italia disponeva di uno dei più grandi arsenali di armi chimiche del mondo. Antrace, iprite, virus, batteri: la fabbrica dei veleni creati per costruire l’impero della dittatura fascista ha divorato vittime in Libia e in Etiopia, ha colpito i combattenti spagnoli che lottavano per la libertà, lasciando dietro di sé una scia di malattie e dolore. Ma la creazione di questi stessi veleni ha preteso un prezzo altissimo anche all’Italia: durante le fasi di sperimentazione, e poi con il concludersi della guerra, intere zone del nostro Paese sono state contaminate dagli esperimenti, ordigni sono stati abbandonati davanti alle coste delle Marche e della Puglia, testate letali sono state scaricate attorno a Ischia. Tutto ciò, a partire dal dopoguerra, è scivolato nel più assoluto silenzio.

Gianluca Di Feo ricostruisce la sorte delle fabbriche di queste sostanze e dei laboratori usati per studiare i distillati tossici e mai bonificati: nel Golfo di Napoli, sulla costa di Pesaro, sulle rive del Lago Maggiore, nei boschi della Tuscia. Industrie e depositi nascosti per decenni da ministri, generali, industriali, un segreto vissuto nel silenzio per generazioni. Attraverso documenti inediti e secretati, denunce inascoltate delle popolazioni, testimonianze e sopralluoghi, Di Feo compie un viaggio nell’abisso più nero della nostra storia. Un abisso ancora aperto.

Giù le mani dal nostro Riso

CITTA DI CONEGLIANO

ESTRATTO DEL VERBALE DEL CONSIGLIO COMUNALE

OGGETTO: MOZIONE (27.05.2009) DEL CONSIGLIERE GABRIELE ZANELLA ED ALTRI
         PER METTERE IN ATTO INIZIATIVE VOLTE A UN USO RESPONSABILE
         DEI FITOFARMACI.

“Considerato che, a titolo di esempio, tra le sostanze messe al bando dalla Comunità Europea vi
è il “glufosinate ammonium“, sostanza classificata come cancerogena, mutagena e teratogena, la quale,
da stime ARPAV, nel 2007 è stata utilizzata in Provincia di Treviso per un quantitativo complessivo di
8 tonnellate;
Considerato l’alto tasso di patologie cancerogene presenti nel nostro territorio, che risulta quindi
particolarmente esposto a condizioni di rischio per l’insorgenza di tali patologie;
Considerata la sempre maggiore esigenza di qualificare l’agricoltura locale secondo criteri di
qualità, salubrità e biodiversità;
Considerato il principio, espresso in molteplici sentenze (in primis dalla Corte Costituzionale
con sentenza n. 11 del 1960, n.210 e 641 del 1987 in riferimento agli articoli 9 e 32 della Costituzione),
che l’interesse primario della salute deve considerarsi preminente rispetto a ogni altro interesse
giuridicamente protetto;”

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La nazione degli irresponsabili.


L’Italia è l’unico posto al mondo dove la mancanza di responsabilità è premiata o al massimo ignorata. Se compro un’auto la responsabilità del produttore è darmi l’auto che rispetti gli standard
di sicurezza imposti dalle normative vigenti, in futuro la mia responsabilità è fare in modo che quest’auto sia efficiente. In Italia è impossibilie responsabilizzare gli italiani, siano essi produttori
o utenti, costruttori o acquirenti. In Italia tutto è spaghetti e mandolino, si vive così come viene, ed il tutto traspare dal nostro scarso senso civico.

L’italia è il posto dove si costruisce sul vesuvio, dove in abruzzo il cemento armato è sabbia armata e dove dopo il terremoto in Irpinia c’è stata in quel territorio una impennata di vendite di mercedes e Yacht. L’Italia è il posto delle scuole insicure, delle palestre nei garage (io al liceo facevo palestra in un garage) delle valanghe di fango (anche Montalbano quando piove si allaga), delle finte assicurazioni delle revisioni alle auto truccate (le iene), delle costruzioni abusive condonate, delle costruzioni abusive neanche lo sforzo di condonarle, l’Italia è il posto dell’anarchia assoluta e completa.

Ora non mi dilungo sui problemi italiani per i quali non basterebbero migliaia e migliaia di pagine internet, Vi rimando ad altri siti di denuncia.

C’è un fatto , in Italia la responsabilità dei costruttori o in generale di coloro che hanno conoscenze, della classe politica, insomma delle caste, è azzerata, e penso che questo lo intuiamo tutti noi cittadini.


I terremoti, i fallimenti delle aziende, i fallimenti delle compagnie aeree, per queste cose non pagano mai i manager, i responsabili di cantiere, i dirigenti del comune che autorizzano. Non paga mai nessuno. L’Italia è il paese dove nessuno è veramente mai colpevole. L’Italia è una zona grigia dove chiunque può sempre dire che toccava a qualcun altro , vigilare, impedire, multare, abbattere, il problema è che quell’altro non si capisce mai chi è.

Quindi propongo l’inversione della responsabilità. Avete capito bene , basta cercare di far pagare, i costruttori, o coloro che delinquono, è inutile, tempo sprecato, certo è evidente che non sto parlando
di piccoli reati, quelli sono poveri cristi come me e voi. Il ladro che vi ruba la macchina o vi entra in casa, non è un amministratore delegato della MyAir, nè un palazzinaro, nè il dirigente del comune che vi firma il progetto, e poi quelli è facile perseguirli, certo siamo garantisti ma non troppo, sui piccoli reati chi se ne frega tolleranza zero, ma con quelli che comandano … meglio andarci coi piedi di piombo, anzi meglio incollarli al suolo quei piedi, anche perchè prima o poi tocca chiedere un rinnovo, una licenza , un favore.


In tutto il mondo chi detiene il potere fà ciò che vuole e chi il potere lo subisce schiatta, si arraffa, bestemmia, lo combatte, lo denuncia, sale su un tetto e spara, mette una bomba, insomma si agita.
In italia (solo in Italia) la vita reale è questa, chi sta in alto fa ciò che vuole chi sta in basso pure. Altro che socialdemocrazia occidentale, democrazia liberale, comunimo evoluto, capitalismo etico, siamo l’unico popolo al mondo che ha fuso in una enorme cialledda politica-media-cultura-religione-etica-(e qualsiasi cosa vogliate aggiungere).


Non possiamo pensare di far pagare a chi emana un condono edilizio o tributario. Del resto se il legislatore emana un condono edilizio è per cercare di sanare una condizione di diffusa
illegalità presente nel paese, tanto per dirla in modo non velato, siamo tutti un pò delinquenti (e neanche poco). Niklas Luhmann considera quello politico come un sotto-sistema dell’intera società, quindi se in parlamento ci sono 18 condannati in via definitiva stimiamo con una semplice proporzione in 4.000.000 gli italiani delinquenti ed almeno il triplo quelli truffaldini, anche se questa mi sembra una visione ottimistica su sessanta milioni un sesto che delinque mi sembra un po poco.

Ora torniamo all’inversione della responsabilità, può sembrare ingiusto immorale prendersela con chi piange in televisione, con chi si appella al nostro buon cuore, eppure anche se triste è il solo modo per far cambiare il modo di pensare delle persone. Bisogna cazzare la testa alle vittime!
C’è un terremoto ti crolla la casa, ti abbatto ciò che resta e pace veditela col costruttore. Se la montagna ti porta via mezza casa abusivo-condonata perchè hai costruito sul canale di scolo, ti butto giù il resto della casa , e ti multo pure. L’italiano medio finchè non viene toccato nel vivo, nel particolare, ha la capacità di dire che tutto va bene anche se sta cadendo da un grattacelo, ad ogni piano dirà fin qui tutto bene, fin qui tutto bene (L’ Odio). L’interesse dei molti viene prima di quello dei pochi , o del singolo (Dott. Spock) dall’italiano medio questo nobile concetto è stato completamente ribaltato, l’interesse del singolo viene prima di ogni altro. Sono terminate le alternative, i propositi di dialogo, educare le masse, coscienza di classe, concetti che hanno ormai la velocità di invecchiamento dell’informatica. L’unica alternativa è fare tabula rasa , e qui vi illustro il concetto ripreso da Wikipedia

Nell’antica Roma una tabula rasa era una tavoletta di cera cancellata in modo da poter essere usata per riscrivervi sopra. Metaforizzato è il concetto applicato all’intelletto.
Esso allude alla mancanza di conoscenze a priori e, quindi, alla totale potenzialità di acquisizione da parte di esso di qualsiasi conoscenza. Con quest’espressione, già a partire da Aristotele, si è espressa l’idea che l’essere umano nasce senza nulla di innato dal punto di vista mentale, tesi contrapposta a quella che attribuisce più importanza alla componente biologica nella formazione dell’intelletto e della personalità.
Negli ultimi anni, alcuni studiosi come ad esempio Steven Pinker [1], basandosi su studi su gemelli, casi di adozioni o altri casi particolari, hanno sostenuto che il patrimonio genetico determina almeno in parte (innatismo) le caratteristiche ed il comportamento dell’individuo.

Ma anche adottando questa soluzione c’è un pericolo che l’italico gene truffaldino sopravviva ai campi di rieducazione Polpottiana che auspichiamo.

Ora qualche stralcio da Internet

CORRIERE DELLA SERA : Spuntano nuove case sul Vesuvio. Con licenza edilizia
NAPOLI - Ai piedi del Vesuvio ogni giorno si scoprono nuovi cantieri. Nei paesi della zona rossa, quelli a più alto rischio in caso di ripresa dell’ attività eruttiva del vulcano, si continua a costruire. E non abusivamente, ma con tanto di licenza edilizia. Sembrerebbe una contraddizione: da una parte si incentiva l’ esodo con un bonus di trentamila euro offerto dalla Regione, dall’ altra si concedono le licenze per costruire nuove abitazioni.

POSITANO NEWS :

WWF PENISOLA SORRENTINA, IL DISSESTO IDROGEOLOGICO? E’ INNATURALE!
Ma quando in penisola sorrentina piove…e piove molto…e la penisola si “sgretola e disgrega” tra frane e smottamenti…c’è ancora chi si meraviglia e invoca lo stato di calamità naturale e auspica soluzioni di emergenza.

Insomma il sistema Italia è un problema con infinite variabili, tutti anneghiamo in questa melma di media-politica, io mi sono rotto di quest’articolo, piove e sono quasi sicuro che è colpa di Berlusconi ed appena mi faccio un po’ di euro, metto una casa di legno alla selva senza progetto e senza permessi, tanto confido in un prossimo condono (meno male che Silvio c’è).

Alfredo Nardelli

Italiano DOC

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Nuvole artificiali, scudo bianco che salverà la Terra - ambiente - Repubblica.it

Ovvero come fare di tutto pur di continuare a consumare al di sopra delle  possibilità del nostro pianeta

ROMA - Una flotta da combattimento climatico per dichiarare guerra al global warming. Millenovecento navi schierate sugli oceani per sparare raffiche di pulviscolo a 5 chilometri di altezza, in modo da seminare nuclei di condensazione capaci di far nascere nuvole. In questo modo, utilizzando l’umidità dei mari per favorire il processo, si può creare uno schermo contro le radiazioni solari, uno scudo per respingere al di là dell’atmosfera una parte del calore in entrata. L’idea, rilanciata ieri dal Times e dal Financial Times, porta la firma del Copenaghen Consensus Center, un think tank diretto da Bjorn Lomborg, il docente di statistica diventato famoso dopo aver scritto “L’ambientalista scettico”.

Secondo lo studio del Copenaghen Consensus Center, creare artificialmente le nuvole è meno costoso, in termini di riscaldamento evitato, delle politiche di riduzione delle emissioni che minano la stabilità del clima. Invece di riportare gli ecosistemi in equilibrio riducendo il peso dei fattori che li hanno sconvolti, e cioè tagliando i gas serra, il gruppo di Lomborg propone una cura basata sull’aumento dell’artificializzazione.

La geoingegneria, figlia degli studi condotti durante la guerra fredda per modificare il tempo in territorio nemico, mira a prendere con la forza il controllo del clima non solo creando nuvole ma usando un intero arsenale di strumenti d’attacco.

Ad esempio imbiancando le nubi esistenti, cioè spruzzando piccole gocce di acqua di mare nella parte bassa dell’atmosfera per modificare l’albedo delle nuvole, cioè la loro capacità di riflettere la luce solare. Oppure “fertilizzando” gli oceani con polvere di ferro, con iniezioni di azoto o con il rimescolamento delle acque profonde per far proliferare le alghe e catturare, grazie alla loro crescita, anidride carbonica. O ancora sparando grandi quantità di zolfo nell’atmosfera per simulare l’effetto di un’eruzione vulcanica che crea una nube di particelle in grado di schermare la radiazione solare.
Ipotesi dal sapore di fantascienza che però si sono già trasformate in possibile business per le centinaia di aziende che hanno fiutato l’affare inventando una nuova specializzazione: l’ingegneria su scala planetaria.

Una prospettiva che lascia perplessi i più autorevoli climatologi. Secondo Susan Salomon, dell’americana Noaa #National Oceanic and Atmospheric Administration#, “le proposte di geoingegneria comportano rischi consistenti”. La maggior parte degli scienziati è convinta che i pericoli siano di gran lunga maggiori dei potenziali vantaggi: la fertilizzazione degli oceani, gli aerosol stratosferici, gli specchi orbitanti per riflettere la luce del sole sono tecniche non sperimentate che alterano in modo imprevedibile il funzionamento di sistemi complessi. Nel caso delle nuvole artificiali si può modificare la piovosità di aree critiche come l’Amazzonia, un ecosistema fondamentale per la sicurezza climatica. Nel caso della simulazione di un’eruzione vulcanica aumentano le piogge acide e si danneggia l’agricoltura.

Le nuvole stesse costituiscono un elemento di incertezza perché la loro presenza può avere due conseguenze opposte: a una certa altezza respingono le radiazioni solari in arrivo raffreddando l’atmosfera, a una quota inferiore moltiplicano l’effetto serra. Sarebbero abbastanza alte quelle che si potrebbero creare con i “cannoni” che sparano le particelle addensanti? Vale la pena dirottare a questo scopo risorse destinate alla creazione di un sistema energetico più efficiente?

Sul Bullettin of the atomic scientist Alan Robock, direttore del Centro per le previsioni ambientali della Rutgers University, ha pubblicato un’analisi titolata “Venti ragioni per cui la geoingegneria può essere una cattiva idea” elencando una serie di controindicazioni. La progressiva acidificazione degli oceani che non si può arrestare senza un drastico taglio delle emissioni di anidride carbonica, cioè senza abbattere l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione. La distruzione da parte degli aerosol dello strato di ozono, un disastro che renderebbe inutili gli accordi di salvaguardia firmati a Montreal. L’impossibilità di tornare indietro una volta rotto l’equilibrio della natura.

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Gli alberi secolari d’Italia, monumenti viventi della Natura

Gli alberi secolari d’Italia, monumenti viventi della Natura

Tranqulli: terrò strette le redini della poetica sbrodolona che tende ad emergere, tanto fra blogger che fra comuni mortali, quando si parla delle meraviglie della natura. Mi accontento di evocare la sensazione che può dare il pensiero che esistano alberi millenari che, immobili, hanno visto più storia di quanta noi non ne possiamo nemmeno immaginare. Questa mattina ho scoperto dall’Ansa che il Corpo Forestale dello Stato ha pubblicato un nuovo libro fotografico intitolato “Grandi alberi d’Italia”. Il libro è nato in seguito al censimento ad opera della forestale che ha contato 130 “patriarchi” e altri 22.000 alberi di particolare interesse. Per dimensioni, il più grande è il “Castagno dei cento cavalli” (nella foto): provincia di Catania, 20 metri di circonferenza del tronco. Il più vecchio è invece un oleastro in provincia di Sassari: circa 2.000 anni. Ho cercato altre info sul sito della Forestale, ma non lo hanno ancora aggiornato. Tra l’altro ho notato anche che hanno un sito ben fatto e leggibile, una vera rarità fra i siti della pubblica amministrazione.

A Fasano c’è un albero millenario ma nessuno lo conosce

A Fasano esiste un ulivo di 1800 anni, si trova vicino alla piccola masseria di fronte ad Ittimar, un pò prima del nuovo cantiere del progetto turistico alberghiero “La Lisca”.Qualche settimana fà l’intero terreno è andato a fuoco e l’albero millenario ha richisto grosso.

Bisognorebbe valorizzarlo in un’ ottica di turismo naturalistico però vuoi mettere come brucia bene un albero millenario!

Veganlife - Il dato rinchiuso nella formula della Coca-Cola

Il dato rinchiuso nella formula della Coca-Cola

Friday, January 26, 2007 4:22:00 PM (W. Europe Standard Time, UTC+01:00)

di Gregorio J. Pérez Almeida - Nuestra América/Aporrea
Tratto da
http://www.prensa-latina.it/paginas/evo_morales.htm

Evo Morales ha detto molte cose che volevamo ascoltare più di cinquecento anni fa dalla bocca da un presidente boliviano. Ha detto anche cose che si ascoltarono in sordina per secoli in America Latina e ha detto finalmente cose che rivelano, e davanti al mondo, una delle cause dell’ostinata presenzia degli yankee in territorio andino e specialmente boliviano: il controllo della Coca attraverso la loro impresa della Coca Cola. Che derivato, o derivati, della foglia di coca è quello che utilizzano per elaborare la base della Coca Cola e che relazione hanno con la Cocaina?
Con la sua parsimonia ancestrale, Evo reclamò davanti alla stampa internazionale il trattamento speciale che danno non solo i governi andini alla commercializzazione della foglia di coca che compra la Coca Cola Internazionale, impresa emblematica dell’Imperialismo yankee, bensì di qualcosa di più profondo ed efficace nella dominazione culturale che esercita su gran parte del mondo: il modo di vita degli Stati Uniti(E’ vero o no che non c’è migliore combinazione che un hamburger o un hot dog con dentro di tutto ed una Coca Coda ben fredda?)

Disse Evo che il commercio di detta foglia è illegale tra i paesi andini ma non per l’impresa straniera, cioè che tra i cittadini e le imprese andine non può commercializzarsi liberamente la foglia di coca, ma la Coca Cola sì può comprare la quantità che voglia in qualunque paese andino che la produca.
Oltre il dato freddo e della conclusione immediata che deriva dalla sua prima analisi, possiamo anticipare alcuna altra ipotesi che ci portano a disegnare un altro schema nella comprensione della tossicodipendenza ed il narcotraffico internazionale. Con solamente introdurre nello schema vigente il dato che era nascosto e che ci rivelò Evo Morales si aprono nuovi punti interrogativi, sorgono nuovi sospetti e riscuotono maggiore rilevanza alcuni fatti passati sotto silenzio dagli specialisti internazionali in narcotraffico.

Primo punto interrogativo: In realtà si usa foglia di coca nella fabbricazione della Coca Cola? Questa non è una domanda retorica o disinformata ma costituisce un punto di riflessione obbligatoria nello studio del caso, perché nell’anno 2002 la stessa impresa negò l’uso della foglia di coca nella fabbricazione del prodotto, come comproviamo leggendo l’articolo di Luís A. Gómez edito in www.Rebelión.org, il 27 novembre di quell’anno. In questo articolo leggiamo:
“Alcuni giorni fa, il Viceministro di Difesa Sociale della Bolivia, Ernesto Justiniano, informò che il suo ufficio aveva autorizzato l’esportazione di 350 mila libbre (approssimativamente 150 tonnellate) di foglia di coca agli Stati Uniti per la fabbricazione del prodotto gassoso Coca Cola […..]”

Il fatto fu negato da un portavoce dell’impresa statunitense, consultato dal periodico messicano L’Universale martedì scorso: Karyn Dest, portavoce della Coca Cola, disse via telefonica da Atlanta che l’impresa non utilizza cocaina e che non è stata mai parte degli ingredienti della bibita (Questa risposta fu ripetuta nel dicembre del 2002 dalla rappresentante della multinazionale in Messico, Adriana Valladares).
Sorprendente questa risposta che colpisce un mito moderno: la Coca Cola non contiene coca e molto meno cocaina. Chi parlò di cocaina nella Coca Cola? Nessuno. Era una credenza, un mito o una trovata pubblicitaria? Ma di quello che sì si parlò fu delle foglie di coca che compra a mucchi la multinazionale ed il portavoce fu evasivo o fu un Lapsus linguae? Buon portavoce. Interessante verità? Ma più interessante si fa il tema quando continuiamo a leggere nell’articolo di Gómez e troviamo che:

“È diventato anche pubblico che il lavoro di Albo Export, un’impresa proprietà del boliviano Fernando Alborta, ha esportato coca da Perù e Bolivia negli ultimi anni, e che tra il 1997 e il 1999 mandò negli Stati Uniti un equivalente di 340 tonnellate di foglia di coca”. Queste operazioni di acquisto e procedimento sono severamente vigilate, in Bolivia dalla Direzione Generale di Controllo e Fiscalizzazione della Foglia di Coca (DIGECO) e negli Stati Uniti, certo, per la DEA, che perfino fornisce i magazzini con sofisticati sistemi di allarme ed i bauli speciali per conservare in New Yersey il curioso tesoro naturale.
Ma questo non è tutto nelle contraddizioni tra i tabaccai naturali ed i suoi migliori clienti, perché nell’anno 2004, lo zar antidroga del Perù, Nils Ericsson, in un scritto edito il 26 gennaio, affermò che: La Coca Cola, la mondialmente conosciuta fabbrica di bibite gassose, compra al Perù 115 tonnellate di foglia di coca all’anno e a Bolivia 105 tonnellate con le quali produce, senza alcaloidi, 500 milioni di bottiglie di bibite gassose al giorno” (Luís Gómez, The Narco Bulletin, 28 gennaio 2005, in www.narconews.com).

Questa cosa fa pensare all’articolista Gómez che la pressione per sradicare la coca in Perù (e completiamo noi: in tutti i paesi andini produttori) è una strategia per assicurare alla Coca Cola il monopolio della foglia di coca, non solo con l’intenzione di controllare questo mercato ma anche per monopolizzare il mercato di bibite che utilizzano foglia di coca senza alcaloidi? La cui fabbricazione sta fiorendo in Perù sotto le marche Vortex Coca Energy e K-Drink.
Dopo aver letto tutti gli argomenti che circondano il nostro primo punto interrogativo, una possibile risposta è la seguente: Se la Coca Cola Internazionale è la prima impresa multinazionale (di monopolio) nella commercializzazione della foglia di coca, materia prima essenziale della Cocaina, dal momento che si è avvalsa del suo status legale privilegiato nei paesi andini, ed i suoi portavoci si rifiutano di riconoscere l’utilizzo di foglia di coca nella fabbricazione della bibita, allora questa impresa deve essere la prima sospettata nell’investigazione delle reti mondiali del narcotraffico perché “Che cosa fanno con tutte quelle tonnellate di foglie di coca che comprano annualmente?”

Più in là o più in qua delle domande e risposte che possono moltiplicarsi per cento, andiamo per un istante alla realtà immediata: prendiamo nella nostra mano una bottiglia di Coca Coda di 600 ml fatta in Venezuela e leggiamo quello che è scritto nell’etichetta dopo dell’identificazione dell’impresa produttrice:

Ingredienti: acqua carbonata, zucchero, caramello, acido fosforico, estratti vegetali e caffeina


 

Trovi lei, amico lettore, alcuna informazione che ci renda noto l’utilizzo di qualche derivato della foglia di coca? Quando possono volerci convincere con l’enigmatica espressione Estratti Vegetali, ma di quali vegetali si tratta e che cosa è estratto da questi vegetali?, perché se si tratta della foglia di coca che contiene vari alcaloidi, quali rifiutano e quali lasciano nella gazzosa? E se l’impresa riconoscesse che utilizza la foglia di coca e dice che elimina tutti gli alcaloidi che cosa rimane?
La verità è che in considerazione della contraddizione evidente tra l’azione dell’impresa che compra tonnellate di foglia di coca in Bolivia, in Colombia e Perù e l’impegno dei suoi portavoci in negare l’utilizzo di foglia di coca nella fabbricazione della bibita, lo meno che possiamo fare è citarla per offerta ingannevole. Sarà possibile che i cittadini dei paesi andini dove si vende la Coca Cola, introducano una querela (gli specialisti direbbero in quale organismo ed a che livello) per la via degli interessi diffusi? Fallita o di successo sarebbe questa un’esperienza straordinaria di pedagogia politica e di integrazione popolare.

Altri punti interrogativi sono nella nostra mente da molti anni come misteri che nessuno ha osato sviscerare perché sono protetti da norme internazionali di industria e commercio, ma oggi, grazie ai cocaleri andini come Evo Morales ed ad investigatori come Luís Gómez, sappiamo già che la gazzosa più venduta nel mondo trattiene nella sua formula qualche derivato dalla foglia di coca e se l’impresa non lo riconosce allora deve spiegare al mondo che fa con tanta foglia di coca nei suoi depositi di Atlanta. Alcuni degli altri punti interrogativi sono:
“Che derivato, o derivati, della foglia di coca è quello che utilizzano per elaborare la base della Coca Cola e che relazione hanno con la Cocaina?”
“Questo derivato genera assuefazione nei consumatori o crea in essi le condizioni fisiologiche per propiziare qualche tipo di assuefazione?” E se la foglia di coca diluita nella Coca Cola non genera assuefazione, allora perché tanto fracasso (legga Lei repressione, persecuzione e morte) con la sua coltivazione, procedimento e commercializzazione nei paesi andini?

*Nuestra América/Aporrea

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